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La crisi politica aprile 2007:
"Il colpo di Stato"
In Ucraina
siamo alle solite. La crisi politica, che si trascinava da alcuni
mesi, è scoppiata in tutta sua gravità, spaccando in due le
istituzioni. Dopo aver tenuto infruttuose consultazioni con i partiti
il presidente Viktor Iushenko ha firmato, lunedì sera, il decreto di
scioglimento del Parlamento. Il 27 maggio si tornerà alle urne,
esattamente 14 mesi dopo l'ultima volta. La Rada ed il governo del
premier filo-russo Ianukovich si sono opposti a tale decisione,
rivolgendosi alla Corte costituzionale e rifiutandosi di finanziare le
elezioni anticipate.
Manifestazioni
degli opposti schieramenti si sono tenute a Kiev. Migliaia di persone
hanno occupato la zona antistante all'edificio dove ha sede il
Parlamento. Centinaia di tende sono state piantate nel limitrofo
parco. Iushenko ha tenuto una riunione d'urgenza con i responsabili
della sicurezza. Il ministro della Difesa Gritsenko ha ribadito la
neutralità delle Forze armate, che rimarranno, comunque, fedeli agli
ordini del capo dello Stato.Per ore è stato fitto il mistero su dove
fosse stato pubblicato il decreto presidenziale, che è apparso solo
su una delle tre gazzette ufficiali. Non è solo un mio diritto, ma
anche un dovere compiere questo passo per salvare l'integrità
nazionale, si è giustificato in un discorso televisivo alla nazione
Viktor Iushenko. Il leader ucraino ha di fatto riconosciuto
l'impossibilità di andare avanti nella sua coabitazione con
Ianukovich. I due grandi rivali, al tempo della rivoluzione arancione
nel 2004, avevano trovato clamorosamente un accordo nel luglio scorso
dopo che in Parlamento non si riusciva a formare una maggioranza.I
rapporti tra i due, però, non sono mai stati tranquilli. L'ultima
goccia, che ha fatto traboccare il vaso, è stata la decisione di 11
deputati di lasciare le file degli arancioni filo-occidentali, il 23
marzo scorso, per passare con gli azzurri di Ianukovich. L'obiettivo
dei filo-russi era quello di formare una maggioranza costituzionale di
300 parlamentari su 450 e riformare completamente lo Stato, togliendo
i residui poteri presidenziali, rimasti a Iushenko dopo l'entrata in
vigore della riforma politica, il primo gennaio 2006.
Ieri
mattina la Rada si è riunita come se non fosse successo nulla. Erano
assenti i deputati arancioni. Il premier Ianukovich ha prima parlato
ai presenti, poi è uscito nel piazzale vicino per arringare la folla,
minacciando di volere non solo le elezioni della Rada, ma anche quelle
presidenziali.
Vari
giuristi ucraini si domandano se il decreto firmato da Iushenko sia
legale. Il capo dello Stato può sciogliere il Parlamento solo in tre
ben determinati casi e questo non parrebbe esserlo. I 18 giudici della
Corte Costituzionale dovranno esprimere un loro parere. Secondo gli
azzurri hanno 5 giorni di tempo per farlo, mentre per gli arancioni ci
vorranno mesi prima di giungere ad una conclusione. Nel pomeriggio i
due grandi rivali si sono incontrati. La riunione è durata quattro
ore e mezza, ben oltre l'ora programmata, ma non vi sono stati
risultati.L'Ucraina è un Paese diviso in due che sta imparando a
vivere insieme in un sistema democratico dopo l'esperienza sovietica.
La battaglia di Kiev è economica, storica e culturale. L'est
industrializzato filo-russo si confronta con l'ovest agricolo ed
intellettuale mitteleuropeo. Grosse concentrazioni finanziarie
appoggiano i vari contendenti, mirando a vantaggi immediati.Sia la
Russia che l'Unione europea invitano i contendenti a trovare una
soluzione pacifica all'interno della Costituzione vigente.
Giuseppe
D'Amato - articolo pubblicato dal giornale Gazzettino
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